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Mer 30 Gen 2008 14:06:12 CET


dire, fare, abitare... una lotta da continuare


L’incontro "Dire, fare, abitare", svoltosi il 26 gennaio presso la Parrocchia S. Paolo, è stato decisivo per le sorti dell’autocostruzione a Barletta. Sono state scoperte tutte le carte, da parte dell’Associazione "Fraternità" e da parte dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale. Da oggi non sarà più possibile bleffare, non sarà più concesso fare proclami vaghi e retorici, come è accaduto finora, perché tutti sanno quello che tecnicamente si richiede da entrambe le parti. L’assemblea di ieri è stata accesa, a tratti molto accesa, e va, in ogni caso, dato atto al sindaco e agli altri amministratori comunali presenti di non essersi sottratti al confronto, cosa che, di questi tempi, non è affatto scontata, come ha sottolineato anche Massimo Pasquini. Una disponibilità al confronto che, se non verrà meno, potrà solo portare passi avanti nella discussione e nella ricerca di una soluzione.


La cronaca: dopo le tre testimonianze di uomini e donne barlettani sulla "questione casa", il sindaco ha fatto un primo intervento centrato soprattutto sulla vicenda della 167, affermando che l’Amministrazione dovrebbe decidere in settimana se fare ricorso al Consiglio di Stato dopo la sentenza del T.A.R. che ha annullato le delibere del "patto sociale". Quindi l’Amministrazione continua su questa strada, che finora ha invero portato ben pochi frutti, rischiando una conferma della sentenza del T.A.R. da parte del Consiglio di Stato o, se pure quest’ultimo dovesse riabilitare le delibere di "patto sociale", rischiando che ci sia ancora pure una sola cooperativa che lo rifiuti: in questo caso il "patto sociale" non potrebbe comunque essere portato avanti e si saranno persi molti altri mesi (il sindaco ha parlato di ottobre 2008), e intanto ci saremo avvicinati moltissimo alla data del marzo 2010, quando i terreni torneranno nelle mani dei privati.



Per quanto riguarda l’autocostruzione, il sindaco Maffei ha ripetuto la sua posizione nota: finché la Regione non «dà gli strumenti normativi» ai Comuni riguardanti l’autocostruzione, il Comune non potrà far nulla. Così si è espresso anche, con più foga, l’assessore Pastore in seguito: se la Regione non adotta un "piano casa" o una legge regionale specifica in materia di autocostruzione, il Comune avrebbe, secondo Pastore, le mani legate. In realtà non è così, per tre motivi: 1) la Regione Puglia, con le parole dell’ass. Barbanente, ha già da tempo chiesto che si facesse partire un cantiere sperimentale di autocostruzione nel territorio regionale, in modo da valutare con attenzione tutti i possibili motivi di rischio e i possibili miglioramenti da applicare poi alla legge regionale che verrà poi promulgata, e per far partire questo cantiere sperimentale non c’è bisogno di nessuna legge regionale che autorizzi i Comuni a partire; 2) in altre regioni italiane, come in Toscana, si stanno aprendo cantieri in autocostruzione senza che la Regione abbia promulgato una legge regionale ad hoc per questo genere di cantieri, perché ci sono già strumenti normativi che i comuni possono utilizzare per i cantieri sperimentali; 3) in Puglia c’è una legge regionale del 1991 che è utilizzabile proprio per avere un punto d’appoggio legislativo per l’apertura di un cantiere sperimentale in autocostruzione, e l’assessore Pastore è anche a conoscenza di questa legge. 



Quindi gli strumenti normativi che il sindaco e l’assessore chiedevano, in realtà ci sono. E Fabio Lattanzio ha dimostrato, carte alla mano, che ci sono anche i terreni. Un intersettore, all’interno della zona 167, nel quale il piano di zona ha collocato la Chiesa di S.Giovanni e, soprattutto, due torri di 23 piani ciascuna, di soli uffici (!!!). Una cosa da far gelare il sangue, perché dal sagrato della Chiesa non sarà quasi più possibile vedere il cielo. La proposta di Fabio Lattanzio è semplice: chiedere a tutti i cittadini, e specie in quelli che già adesso abitano in via Paolo Ricci e dintorni, cosa vorrebbero che fosse costruito in quell’intersettore accanto alla Chiesa: le due torri di futuri mini-appartamenti accatastati uno sull’altro (immaginate che spettacolo ai balconi con i vestiti stesi ad asciugare), oppure un nuovo, giovane, innovativo, pulito cantiere in autocostruzione? 



Il dirigente del settore, ing. Bernardini, ha chiaramente lasciato intendere che dal punto di vista tecnico, con una variante al piano di zona, la proposta di Fabio è pienamente in regola, ma che deve esserci una volontà politica, da parte del consiglio comunale, di effettuare questa variante. A questo punto, l’intervento dell’ass. Pastore che ha espresso il rifiuto totale e netto a questa soluzione, è sembrato dovuto proprio all’assenza di volontà politica, visto che il dirigente si era mostrato possibilista. E allora, dato che di politica si sta parlando, la richiesta è almeno una: portare in Consiglio comunale una mozione d’indirizzo che faccia capire ai cittadini, finalmente con un atto di trasparenza, chi vota sì e chi vota no, affinché ognuno si assuma, almeno in questa occasione, le proprie responsabilità. Il sindaco Maffei ha detto che s’impegnerà con alcuni consiglieri comunali a redarre questa mozione d’indirizzo, e la "Fraternità" farà lo stesso. I prossimi trenta giorni saranno quindi decisivi. 



Stefano Savella


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